Bellezza senza tabù
Valentina Chieppa • 7 giugno 2023

Un estratto di questo articolo è stato pubblicato sul numero di giugno 2023 di iThink, “La bellezza”.
«Nel mese appena trascorso la prestigiosa rivista di moda Vogue propone, in copertina, una bellezza inedita. Piccoli occhi vividi, tondi e profondissimi, illuminano un viso armonioso, adornato da slanciate orecchie simmetriche, ingioiellate con tipici orecchini d’oro a cerchietto, che inquadrano, impreziosendole, luminosissime labbra amaranto, leggermente socchiuse, a riflettere, subito sotto il nasino dai tratti asiatici, l’austera saggezza racchiusa in uno sguardo regale. Si tratta di una bellezza universalmente avvolgente, severa e al tempo stesso eterea, eppure tanto lontana dai più tradizionali canoni estetici a cui siamo tutti abituati. Tratteggiane il volto aiutandoti con quest’ulteriore descrizione del soggetto: il décolleté, completamente nudo, ostenta tatuaggi geometrici che si declinano in un ordine ritmico di notevole suggestione estetica, in piena continuità con quelli raffigurati sulle braccia, anch’esse completamente nude, a cingere il busto in un dinamismo di commovente semplicità. La postura del soggetto domina elegantemente lo scatto, a trasmettere un ritratto di sé profondamente eloquente».
Una traccia chiara e puntuale, nei fatti semplice da seguire per la classe di pittori scelti in una delle più prestigiose scuole d’arte al mondo, artisti per mestiere edotti ai più alti canoni estetici. Eppure nessuno riesce a raffigurare un’immagine neppur vagamente simile a quella del soggetto descritto dall’insegnante, decretando un grande fallimento della scuola, condannata dalla stampa internazionale.
Il giudizio unanime delle testate giornalistiche punta il dito contro l’insegnante, incapace di descrivere in modo oggettivo il soggetto, accusata di aver omesso dettagli ritenuti fondamentali per una corretta rappresentazione del soggetto. O meglio trattasi, a quanto pare, di un dettaglio in particolare, senza il quale, secondo gli esperti, non sarebbe mai stato possibile creare un’immagine che si avvicinasse anche lontanamente al soggetto in questione. Non di un carattere distintivo, come un neo o una voglia, che avrebbe reso la visualizzazione artistica della traccia più realistica, ma di un aspetto che, per tutti i critici, non poteva essere tralasciato «vista la particolarità del soggetto stesso».
Ma cosa si intende esattamente con «particolarità del soggetto»? Si tratta di una foto di una bellezza tale da essere stata pubblicata sulla rivista di moda più prestigiosa al mondo, e nello specifico una foto la cui bellezza è resa in pieno dal soggetto ritratto e non viceversa. Quindi la bellezza è nel soggetto in quanto tale!
In realtà la descrizione dell’insegnante ha trovato molteplici interpretazioni da parte degli alunni, ciascuna a proprio modo originale, meravigliosa declinazione del pluralismo interpretativo della classe, che, aveva dimostrato quindi la capacità di cogliere i dettagli descrittivi, rielaborandone, in modo personale, le sfumature ma muovendosi tutti nel solco di una miope visione stereotipata di bellezza. E non si tratta di cliché dallo stampo omofobo o razzista, viste le più originali decodifiche artistiche della traccia da parte di alcuni, ma di un pericolosissimo vizio culturale che affonda le radici nell’Antica Grecia del VII secolo a.C., quando Mimnermo chiede di morire giovane, convinto che la senilità rovesci irreversibilmente quell’ideale classico della καλοκαγαθία cui il poeta elegiaco non vuole rinunciare.
Ebbene sì, l’insegnante aveva omesso un particolare a detta di tutti fondamentale nella descrizione del soggetto, le rughe! La professoressa era stata indicata come rea di aver taciuto, in quella seppur minuziosa descrizione del viso e del busto, quel particolare, peraltro così evidente, senza il quale non si sarebbe potuta mai rendere una rappresentazione verosimile di una bellezza dichiarata da tutti come oggettivamente inedita. Quasi che la bellezza, nella sua multiforme realizzazione, oggi possa finalmente essere riconosciuta nei diversi colori dell’incarnato, nelle molteplici tinte di capelli, nelle diverse fattezze fisiche, ma ancora non possa essere identificata in quell’inevitabile deperimento fisico che la vecchiaia impone irreversibilmente e che l’uomo da sempre si affanna a contrastare.
Ma nessuno si è chiesto perché quell’insegnante avesse tralasciato nella sua descrizione quel dettaglio, apparentemente così dirimente e fondamentale!
Ho riflettuto a lungo e mi sono domandata come avrei descritto io quell’immagine di copertina e come l’avrei interpretata e rappresentata. Cosa si vede esattamente in quella foto? Cosa si immagina chiudendo gli occhi e ascoltando la descrizione dell’insegnante? E cosa ci si figura invece chiudendo gli occhi e ascoltando la stessa descrizione con quel dettaglio in più sulle rughe? In altri termini il dettaglio delle rughe, se non omesso, avrebbe effettivamente consentito di rappresentare in modo fedele il soggetto in copertina?
Non so quanti di voi abbiano avuto modo di vedere nel mese di aprile la copertina di Vogue Philippines ma, personalmente, posso affermare che quello scatto per me è stato talmente forte che non ho potuto resistere alla tentazione di descriverlo in questo articolo ricorrendo ad un racconto frutto della mia fantasia, che provasse, nei fatti, i limiti dell’uomo di riconoscere l’immensità della bellezza in tutte le sue forme, senza pregiudizi anche nei confronti della vecchiaia.
La foto restituisce in modo autentico, a mio parere, la profondità assoluta della bellezza, che trascende ogni umana limitazione, anche quella dettata dallo scorrere inesorabile del tempo, che invece, se vissuto in ogni suo istante con passione e dedizione, diventa un valore incommensurabile, che prescinde dalla statica corrispondenza tra estetica ed etica, rendendo l’una inscindibilmente legata all’altra e viceversa.
E così, paradossalmente, nonostante l’indiscussa bellezza del soggetto che anche io, come l’insegnante immaginaria, non avrei fatto fatica a definire come «una bellezza universalmente avvolgente, severa e al tempo stesso eterea, eppure tanto lontana dai più tradizionali canoni estetici a cui siamo tutti abituati», è inconfutabile che nella foto sono più che evidenti le profonde rughe che solcano il viso e raggrinziscono la pelle del corpo. Ma è proprio questo particolare che, a mio avviso, dà valore alla foto e al soggetto, che ai miei occhi appare in tutta la sua magnificenza di donna fiera, libera, potente, energica, vitale, con tutti i suoi 106 anni, che in quelle rughe custodiscono istanti di vita densi di passione, ardore, conoscenza, competenza, cultura da ostentare a testa alta al mondo intero.
E così le rughe, esattamente come l’età, non trovano posto nella descrizione della bellezza di Maria Oggay, perché guardandola vengo rapita, esattamente come la professoressa, dal suo sguardo proiettato verso il futuro, dalla sua postura sicura di chi ha vissuto sempre a testa alta e dalla dolcezza di lineamenti semplici, di lei che non si è piegata al conformismo dei ritocchi, tanto di moda nella nostra società, che vede nell’omologazione estetica, contro il deperimento dell’età, il declino di ogni espressività soggettiva.
Allora invito tutti ad osservare la copertina di Vogue Philippines e a smentirmi, qualora non fosse vero, che Maria rappresenta quella perfezione che non teme il declino del tempo, anzi è l’emblema di una bellezza che si ciba del tempo per rifletterne il valore più autentico, di una piccola grande donna capace di rompere il tabù dell’età diventando la persona più anziana mai apparsa su una rivista di moda, fiera della sua integrità ed unicità estetica.
Una tatuatrice filippina di “appena” 106 anni, che, prima e unica donna a praticare l’arte batok, in un remoto villaggio a più di 12 ore da Manila, attira ancora oggi migliaia di visitatori da tutto il mondo. Percorrendo tortuose strade di montagna, tanti, si rivolgono a lei per tatuarsi quei meravigliosi simboli sacri e geometrici che Maria, dall’età di 15 anni, con passione e dedizione ha disegnato sulla pelle di centinaia e migliaia di guerrieri e cacciatori di teste. Tatuaggi che ancora oggi lei traccia rigorosamente a mano, con una spina intinta nella fuliggine, ligia ai dettami della pratica millenaria di quell’arte a cui si è dedicata con anima e corpo per decenni. Così nei solchi delle sue rughe Maria (al secolo Apo Whang-Od), orgogliosa della bellezza dei suoi 106 anni, ostenta sulla copertina di Vogue i suoi tatuaggi nei quali è incisa tutta la storia della sua vita, dai successi alle malattie, inclusi i nomi degli innamorati del suo passato, che esibisce con fiero orgoglio e saggezza. ■
Vedi qui la copertina di Vogue Philippines di aprile 2023.
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